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Sfinci di san Giuseppe

06 Dic

La passione per la cucina mi e’ stata passata indubbiamente da mia nonna. La vedevo poco, colpa una enorme distanza, ma la collego sempre alla cucina. Quando eravamo a casa sua la mattina ci svegliavamo presto per andare al mare e lei, lei aveva gia’ fatto da mangiare. Ci preparava una torta. E io ricordo ancora il rumore del frullino elettrico che usava. Lo sentivo nel dormiveglia e non avevo nessuna voglia di alzarmi, ancora non era il momento. Solo il profumo di torta appena sfornata era il segnale che potevo alzarmi e farmene dare un pezzo. Quando mia nonna e’ morta ho preteso il frullino. E’ rotto e non l’ho mai usato, ma e’ la cosa che piu’ mi lega a lei. Insieme a questo, mi sono stati donati altri pezzi che lei usava regolarmente. C’era una pentola che usava per friggere, c’era una ramaiola che usava per scolare il fritto. Se chiudo gli occhi e cerco di ricordare la vedo li’ intenta a friggere queste frittelline che chiamava sfinci. In realta’ non sono proprio quelli originali, almeno non quelle di san Giuseppe che si fanno a marzo. Queste frittelline lei le faceva per Natale. Poche volte ho avuto il piacere di assaggiarle. Perche’ era vietatissimo farli d’estate… In effetti in Sicilia ci sono 40 gradi, friggere non e’ proprio una passeggiata. Ma io, piccola bambina golosa, le volevo sempre. Avevano un sapore strano e per anni non ho mai saputo cosa fosse. Un qualcosa che nella cucina di mia mamma non entrava. Poi ho capito. Cannella. Il segreto della nonna era semplicemente la cannella.

Per fare le frittelline servono:

  • 750 gr di farina di semola
  • 250 gr di paatate
  • 2 cubetti di lievito
  • 1 bicchiere di marsala
  • zucchero semolato
  • acqua
  • latte
  • cannella
  • olio per friggere

Ho lessato le patate, le ho unite alla farina e al lievito sbriciolato. Poi ho aggiunto latte e acqua in parti uguali fino ad ottenere un impasto non troppo duro. Purtroppo ho fatto ad occhio e non ho visto quanto ne ho usato. HO aggiunto il marsala in modo che l’impasto avesse la consistenza di una pastella per friggere.
Mia nonna a questo punto sbatteva la pasta. Con le mani sollevava la pasta e la faceva ricadere in modo che incamerasse aria. Ricordo il rumore. Mi sembrava una cosa cosi’ divertente. Invece cavolo se e’ faticoso!!
Dopo questa operazione la pasta deve lievitare. Devo dire che mi sono spaventata per la crescita.
L’ho fatta roposare per 3 ore. Poi ho iniziato a friggere
Con due cucchiai ho cercato di fare delle piccole palline di pasta, tuffandole direttamente nell’olio bollente. Devo dire che le prime non sono proprio venute bellissime, ma dopo un po’ mi sono venute piu’ carine. Non devono essere troppo grosse perche’ il dentro potrebbe rimanere crudo e nemmeno troppo piccole perche’ rimarrebbero troppo croccanti.
Una volta fritte, vanno cosparse di zucchero e cannella.
Quando ho finito il mio lavoro le ho portate da mio padre e mia madre. Non ho detto che avevo preso la ricetta della nonna, che avevo usato i suoi strumenti e che avevo provato a riprodurre gli sfinci che lei faceva per Natale. Li hanno assaggiati e hanno detto ” Ma sono sfinci!!! cosi’ a Natale ce li fai!”
Direi che la missione e’ compiuta!

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